Insegnare utilizzando strumenti software gratuiti e orientati alla didattica.
Educare alla condivisione della conoscenza
La proposta intende affrontare la problematica dell'insegnamento dell'informatica nella scuole, modificando radicalmente le impostazioni che sembrano essersi finora affermate in molte realtà.
In moltissimi casi la soluzione adottata dalle scuole è quella di seguire un modello che emula, spesso al ribasso, la formazione del personale di un ufficio. Se questo modello può essere giustificato nei corsi di studio professionali o tecnici, risulta del tutto inadeguato alle esigenze dei bambini e ingiustificatamente oneroso per le istituzioni scolastiche.
Nella stragrande maggioranza dei casi, la scelta che le scuole compiono è quella di attrezzare un laboratorio con macchine sulle quali vengono installate la più recente versione del sistema operativo Microsoft, e il pacchetto di office automation Microsoft Office. Questo pacchetto diventa poi, insieme al browser di casa Microsoft, lo strumento principale delle attività di laboratorio, che ripropongono, in versione ridotta, i percorsi di formazione per il conseguimento della cosiddetta “patente europea”1 del computer.
Gli aspetti negativi di questo modello sono sia di carattere didattico sia di carattere economico (e questi ultimi hanno ovviamente ulteriori riflessi sulla didattica).
Sebbene l'azienda Microsoft offra alle scuole alcune tipologie di licenza del sistema operativo e del pacchetto di office automation decisamente più a buon mercato rispetto a quelle proposte alle aziende, cionondimeno questo comporta un esborso economico sensibile; a cadenza mediamente triennale Microsoft propone poi nuove versioni che vanno a sostituire le precendenti, e che talvolta mostrano problemi di compatibilità a ritroso. Questo spesso obbliga (e la pubblicità fa il resto) le scuole a adeguare il software con lo stesso ritmo, con un conseguente nuovo esborso. Di fatto (e ci sono formule di acquisto che lo formalizzano) si configura per le istituzioni scolastiche il pagamento di un canone d'uso del software.
Le conseguenze economiche di questo atteggiamento si riflettono inoltre sulle famiglie degli alunni, che tendono a dotare i figli dei medesimi strumenti, con ingenti spese o con usi non propriamente legali delle licenze d'uso.
L'aggiornamento del software non implica nuovi costi solo di per sé, ma induce nuovi bisogni. Infatti le nuove versioni, arricchite di nuove funzionalità e gadget (sovente del tutto inutili), sono anche molto più esigenti di risorse hardware. Ciò significa che, a cadenza quasi coincidente con le nuove versioni del sistema operativo, le vecchie macchine diventano obsolete e devono essere ammodernate o addirittura sostituite.
Se la stesura di un testo con un word processor o l'elaborazione di un foglio di calcolo con uno spreadsheet possono comunque avere una certa valenza didattica, il limitare l'attività di laboratorio a questi compiti risulta veramente riduttivo. Riteniamo che l'attività vada per lo meno integrata non solo con percorsi che mirino a sviluppare abilità e competenze specifiche in diverse discipline, ma anche a stimolare creatività e abitudine ad affrontare e risolvere problemi, sfruttando il più possibile tutto il valore formativo dell'informatica.
Si articola in tre punti:
Intendiamo recuperare l'efficienza di computer anche vecchi, purché funzionanti. Il laboratorio dovrà essere dotato di almeno un computer recente, che svolgerà il ruolo di application server. Gli altri computer, collegati in rete al server, svolgeranno invece il ruolo di terminali. Questa riorganizzazione comporta una drastica riduzione delle esigenze hardware e il recupero di eventuali computer già dismessi.
Sia la gestione della rete e dei singoli computer a livello di sistema operativo, sia l'uso di applicativi didattici, si baserà su software open source. Ciò consentirà l'abbattimento dei costi di acquisto e di aggiornamento del software. Inoltre l'introduzione di questi strumenti favorirà, a livello dei docenti e degli allievi, la diffusione della cultura della libera circolazione dell'informazione e della legalità.
Il passaggio dal vecchio modello a quello che noi proponiamo comporta la formazione dei docenti che utilizzano il laboratorio informatico nella scuola, perché possano utilizzare al meglio le risorse di cui dispongono e adottare con piena consapevolezza i software e i percorsi che suggeriremo.
1. Si fa riferimento alla diffusissima certificazione “ECDL”. Sebbene l'aggettivo europeo, che sembra indicare un riconoscimento istituzionale europeo della certificazione, sia stato giudicato ingannevole dal Tar del Lazio (sentenza n. 5632/04), questo continua ad essere utilizzato per indicare questa certificazione.